Le costose elezioni africane: come l’aumento vertiginoso delle tariffe per le nomine rimodella la democrazia

Scopri come le tariffe di candidatura alle stelle alle elezioni presidenziali africane stanno rimodellando il panorama politico, favorendo i candidati ricchi e limitando la partecipazione democratica.
Le recenti elezioni presidenziali a Gibuti e in Benin hanno messo in luce una tendenza preoccupante che si sta diffondendo in tutta l'Africa: l'aumento vertiginoso dei costi delle candidature che stanno rimodellando il tessuto stesso della democrazia nel continente. Queste tariffe esorbitanti sono diventate una barriera formidabile, escludendo di fatto molti aspiranti candidati e concentrando il potere nelle mani di pochi ricchi che possono permettersi di partecipare alla corsa.
Prendiamo il caso di Alexis Mohamed, consigliere di lunga data del presidente di Gibuti, Ismail Omar Guelleh. Mohamed si è dimesso lo scorso settembre, citando la regressione democratica del Paese. Ma quando è arrivato il momento di presentare i documenti per la candidatura e la campagna, le alte spese di candidatura si sono rivelate un ostacolo insormontabile. Non potendo tornare a casa senza credibili garanzie di sicurezza, Mohamed è stato di fatto escluso dal processo elettorale, lasciando Guelleh come il vincitore abituale in quello che molti critici descrivono come un esercizio cerimoniale.
Il problema si estende oltre Gibuti, poiché i crescenti costi delle elezioni stanno rimodellando il panorama politico in tutta l'Africa. In Benin, ad esempio, la quota per la candidatura alle recenti elezioni presidenziali è stata fissata all’incredibile cifra di 423.000 dollari, una cifra che esclude tutti i candidati tranne quelli più ben finanziati. Questa tendenza ha profonde implicazioni per il futuro della democrazia in Africa, poiché concentra il potere nelle mani delle élite ricche e limita la capacità dei cittadini comuni di partecipare in modo significativo al processo politico.
Fonte: The Guardian


