La Cina vede l’America di Trump come una potenza in declino

I leader cinesi vedono sempre più gli Stati Uniti sotto Trump come un impero in fase di indebolimento, che modifica la strategia geopolitica e l’assertività globale di Pechino.
Mentre le tensioni tra Washington e Pechino continuano ad aumentare, gli analisti politici e i funzionari governativi cinesi stanno sempre più caratterizzando gli Stati Uniti sotto l'amministrazione del presidente Trump come una superpotenza in declino. Questo cambiamento fondamentale nel modo in cui la Cina percepisce la forza americana ha profonde implicazioni per la geopolitica globale, le relazioni commerciali internazionali e la stabilità regionale nella regione Asia-Pacifico. La valutazione riflette una crescente fiducia da parte di Pechino sul fatto che il tradizionale ordine internazionale guidato dagli americani si stia indebolendo e che la Cina sia nella posizione di riempire il vuoto lasciato dal ritiro americano da alcuni settori di influenza globale.
Le politiche tariffarie dell'amministrazione Trump sono servite da catalizzatore per questa rivalutazione del potere americano. Invece di arrendersi alla pressione economica, i politici cinesi hanno interpretato l’escalation della guerra commerciale come un segno della disperazione e della debolezza economica americana. A loro avviso, una potenza globale veramente dominante non avrebbe bisogno di ricorrere a misure protezionistiche e alla coercizione economica unilaterale. Gli strateghi cinesi vedono invece i dazi come una prova del fatto che gli Stati Uniti stanno lottando per competere equamente nel mercato globale e stanno utilizzando rozzi strumenti economici per mantenere il loro crescente dominio. Questa interpretazione ha incoraggiato i leader cinesi ad adottare un atteggiamento più conflittuale nei negoziati internazionali.
La trasformazione della prospettiva strategica della Cina si è manifestata in un comportamento sempre più assertivo in diversi teatri delle relazioni internazionali. Pechino è diventata più esplicita nello sfidare le posizioni americane su tutto, dai diritti umani alla sicurezza informatica, agli standard tecnologici e alle controversie territoriali regionali. La Belt and Road Initiative ha subito un’accelerazione mentre la Cina cerca di costruire reti di potere alternative e dipendenze economiche che aggirino l’influenza americana. I funzionari cinesi sono anche diventati più disposti a criticare direttamente le politiche americane, rompendo con il linguaggio diplomatico tradizionalmente più sobrio che ha caratterizzato i primi decenni delle relazioni sino-americane.
Nei porti più importanti come Tianjin, uno degli snodi marittimi più trafficati del mondo, l'infrastruttura visibile del commercio globale cinese sottolinea la fiducia di Pechino nella sua portata economica. Questi porti movimentano centinaia di milioni di tonnellate di merci ogni anno e rappresentano la spina dorsale delle reti commerciali internazionali della Cina. Le strutture portuali mostrano l’entità della capacità produttiva cinese e il ruolo centrale del Paese nelle catene di approvvigionamento globali. Per gli analisti cinesi, queste realtà economiche si traducono in una prova innegabile dell'ascesa della Cina e del relativo declino dell'America, anche se gli Stati Uniti mantengono significative capacità militari e vantaggi tecnologici.
I media statali cinesi hanno iniziato a discutere apertamente del concetto di declino americano con maggiore frequenza e sincerità rispetto agli anni precedenti. I commenti contenuti nelle pubblicazioni ufficiali suggeriscono che il momento unipolare del dominio americano, durato all’incirca dalla fine della Guerra Fredda fino alla crisi finanziaria del 2008, è definitivamente terminato. Gli intellettuali cinesi e i think tank affiliati al governo discutono ora apertamente su quale tipo di ordine mondiale multipolare emergerà e quale ruolo svolgerà la Cina nel plasmarlo. Questo fermento intellettuale riflette la genuina convinzione delle élite cinesi che la storia si stia spostando a loro favore e che il periodo attuale rappresenti una transizione storica nella distribuzione del potere globale.
Le implicazioni geopolitiche della percezione della Cina sono significative e di vasta portata. Se la leadership cinese crede veramente che l’America sia in inesorabile declino, questa fiducia potrebbe tradursi in decisioni di politica estera più rischiose. Pechino potrebbe sentirsi incoraggiata ad assumere posizioni più forti sui territori contesi, a investire maggiormente nella modernizzazione militare e a perseguire iniziative diplomatiche più aggressive nelle regioni in cui l’influenza americana è contestata. Il rischio di errori di calcolo aumenta quando una delle parti ritiene che il proprio rivale si stia indebolendo, poiché potrebbe sopravvalutare la propria forza relativa e sottovalutare le capacità residue dell'avversario.
La superiorità militare americana rimane indiscussa, con una spesa per la difesa che fa impallidire quella di qualsiasi potenziale rivale e capacità tecnologiche generalmente riconosciute come superiori rispetto ai concorrenti globali. Tuttavia, la percezione del declino, accurata o meno, può essere altrettanto consequenziale quanto la realtà materiale nel modellare il comportamento. Se la Cina agisce nella convinzione che l’America si stia indebolendo, quelle stesse azioni creano fatti sul campo che rafforzano la narrativa del declino americano. Ciò crea una dinamica di profezie che si autoavverano che potrebbe alterare radicalmente il sistema internazionale.
La dimensione economica di questo percepito spostamento di potere non può essere trascurata. L’economia cinese, pur affrontando le proprie sfide, ha raggiunto una scala e una sofisticazione inimmaginabili solo due decenni fa. Le aziende cinesi ora competono con successo con quelle americane in numerosi settori, dalle telecomunicazioni alle energie rinnovabili fino all’intelligenza artificiale. L’ascesa dei campioni tecnologici cinesi ha rotto quello che una volta era un quasi monopolio americano sull’innovazione all’avanguardia. Per la leadership cinese, questi risultati economici sono una prova tangibile del fatto che gli equilibri di potere si stanno spostando e che il modello cinese di capitalismo diretto dallo Stato si sta dimostrando competitivo con il capitalismo di libero mercato americano.
Negli ambienti politici cinesi si discute anche su come gestire la transizione verso un sistema internazionale più multipolare senza provocare scontri che potrebbero essere distruttivi per tutte le parti. Alcuni studiosi cinesi sostengono un approccio collaborativo in cui le potenze in ascesa e quelle in declino negoziano una ridistribuzione pacifica dell’influenza. Altri sostengono che la competizione e il conflitto sono inevitabili quando cambia la distribuzione del potere. Questi dibattiti interni alla Cina riflettono un'autentica incertezza su come si svolgerà la prossima fase delle relazioni internazionali, anche se i leader cinesi esprimono crescente fiducia che l'attuale ordine dominato dagli americani stia finendo.
La questione se il declino dell'America sia reale o meramente relativo rimane controversa tra studiosi e analisti di tutto il mondo. Secondo alcuni parametri – come il reddito pro capite, l’innovazione tecnologica, la capacità militare e l’influenza del soft power – gli Stati Uniti rimangono la prima potenza mondiale. Secondo altri parametri, tra cui la quota del PIL globale, la capacità manifatturiera e il numero di persone influenzate dalla cultura e dalla tecnologia cinese, la Cina ha ottenuto risultati straordinari. La verità probabilmente sta nel mezzo: gli Stati Uniti restano formidabili, ma la loro posizione relativa è effettivamente peggiorata rispetto all'era della Guerra Fredda.
Per i politici cinesi, tuttavia, la percezione soggettiva che l'America sia in declino potrebbe essere più importante delle misurazioni oggettive. Se i leader cinesi credono di avere a che fare con una potenza in declino, calibrieranno di conseguenza le loro strategie diplomatiche, economiche e militari. Questo cambiamento nella cultura strategica cinese – dalla visione dell’America come un’inevitabile superpotenza alla visione come un impero in declino – rappresenta uno dei cambiamenti più significativi nelle relazioni internazionali degli ultimi decenni. Le implicazioni influenzeranno la politica, l'economia e la sicurezza globale negli anni a venire.
Fonte: The New York Times


