Disuguaglianza economica legata a 100.000 morti per caldo all’anno

Uno studio rivela che la disuguaglianza economica causa oltre 100.000 decessi legati alla temperatura ogni anno in Europa. Ridurre la disuguaglianza potrebbe ridurre la mortalità del 30%.
Uno studio di ricerca innovativo ha svelato una connessione netta e preoccupante tra la disuguaglianza economica e la mortalità correlata alla temperatura in tutta Europa, rivelando che le disparità nella ricchezza e nelle condizioni di vita contribuiscono a oltre 100.000 morti prevenibili ogni anno. Questa scoperta significativa emerge in un momento critico, a seguito di quello che i meteorologi hanno confermato come il terzo aprile più caldo mai registrato a livello globale, intensificando le preoccupazioni sull’intensificarsi della minaccia di eventi meteorologici estremi nei prossimi mesi. La ricerca sottolinea come le popolazioni vulnerabili debbano sopportare un peso sproporzionato quando devono affrontare sia le torride ondate di caldo estivo che le brutali ondate di freddo invernale che colpiscono il continente.
Lo studio completo, pubblicato in una rivista scientifica sottoposta a peer review, ha utilizzato un'analisi statistica rigorosa per misurare la correlazione tra l'indice di Gini, un parametro ampiamente riconosciuto per valutare la disuguaglianza di reddito all'interno delle regioni, e l'incidenza di morti legate al caldo e al freddo. I ricercatori hanno scoperto che la disuguaglianza economica amplifica i rischi posti dalle temperature estreme, con le popolazioni a basso reddito prive di risorse adeguate per il controllo climatico, alloggi di qualità, una corretta alimentazione e accesso all’assistenza sanitaria. I risultati suggeriscono che se le regioni europee riuscissero a ridurre i livelli di disuguaglianza per eguagliarli quelli delle aree economicamente più giuste del continente, la mortalità correlata alla temperatura potrebbe essere ridotta fino al 30%, salvando potenzialmente circa 109.866 vite umane ogni anno in tutta la regione.
Questa analisi basata sui dati fornisce prove convincenti del fatto che la vulnerabilità climatica non è distribuita equamente nella società. Le comunità svantaggiate spesso abitano in edifici più vecchi con uno scarso isolamento, non hanno l’aria condizionata durante i mesi estivi e non possono permettersi il riscaldamento durante i periodi invernali estremi. Inoltre, i residenti anziani, le persone con condizioni di salute croniche e coloro che vivono in povertà affrontano una maggiore suscettibilità alle fluttuazioni di temperatura, poiché i loro corpi lottano per regolare la temperatura interna in condizioni di stress ambientale estremo. L'intersezione tra fattori socioeconomici e rischi ambientali crea una tempesta perfetta di rischio di mortalità per le popolazioni più vulnerabili d'Europa.

