Greenpeace condannata a pagare 345 milioni di dollari per la protesta contro il gasdotto Dakota Access

Il tribunale del North Dakota ritiene il gruppo ambientalista responsabile di diffamazione e altre denunce avanzate da un'azienda energetica per le proteste contro gli oleodotti.
In una battaglia legale di alto profilo, un giudice del Nord Dakota ha ordinato a Greenpeace di pagare la cifra sbalorditiva di 345 milioni di dollari di danni per il suo ruolo nelle proteste contro il gasdotto Dakota Access. Il caso nasce dall'opposizione esplicita del gruppo ambientalista al controverso progetto dell'oleodotto, che secondo lui comportava gravi rischi per l'ambiente locale e le comunità dei nativi americani.
Secondo i documenti del tribunale, il giudice James Gion ha stabilito che diverse entità di Greenpeace sono responsabili di diffamazione, violazione di domicilio e altre denunce avanzate dalla società dell'oleodotto, Energy Transfer. Questa cifra rappresenta una riduzione rispetto al premio originale della giuria, che ammontava a circa 650 milioni di dollari.

La battaglia legale è in corso da quasi un decennio, con Greenpeace che difende categoricamente le sue azioni come legittimo lavoro di protesta e di advocacy. Il gruppo sostiene che la sentenza costituisce un pericoloso precedente, punendoli di fatto per aver esercitato il loro diritto alla libertà di parola e per essersi opposti pacificamente a un progetto che ritengono dannoso.


