L’Iran segnala scontri navali con cacciatorpediniere statunitensi

I media statali iraniani affermano che tre cacciatorpediniere della Marina americana sono finiti sotto il fuoco vicino allo Stretto di Hormuz, in fuga verso il Golfo di Oman tra le esplosioni segnalate.
Le tensioni in Medio Oriente sono aumentate drammaticamente quando l'Iran ha riferito di un significativo incontro militare tra le forze iraniane e i cacciatorpediniere della Marina statunitense operanti in acque strategicamente vitali. Secondo l'agenzia di stampa iraniana Tasnim News Agency, un organo semi-ufficiale con stretti legami con l'establishment militare iraniano, tre navi da guerra americane sono finite sotto il fuoco diretto iraniano nelle acque contese vicino allo Stretto di Hormuz, uno degli strozzature marittime più critiche del mondo attraverso il quale passa quotidianamente circa un terzo del commercio globale di petrolio.
L'incidente segnalato si è verificato quando si sono udite numerose esplosioni in tutta la regione, con testimoni che hanno segnalato un'attività significativa nel corso d'acqua che separa l'Iran dall'Oman. L'agenzia Tasnim ha precisato espressamente che i tre cacciatorpediniere statunitensi si sono ritirati dall'area in seguito al presunto scontro, spostandosi verso nord, verso il Golfo di Oman, in quella che gli analisti militari interpretano come una ritirata tattica. Le identità specifiche delle navi coinvolte e la tempistica esatta dell'incidente rimangono poco chiare poiché varie parti contestano la sequenza degli eventi.
Lo Stretto di Hormuz rimane uno dei passaggi marittimi strategicamente più importanti del mondo, con enormi implicazioni economiche per i mercati energetici globali. Questo stretto corso d’acqua, attraverso il quale transitano quotidianamente circa 21 milioni di barili di petrolio greggio, è stato per decenni un punto critico delle tensioni regionali tra l’Iran e le forze militari occidentali. L'ultimo scontro segnalato evidenzia la precaria situazione della sicurezza nel Golfo Persico e i continui rischi posti dai concentramenti militari nella regione.
Fonte: Al Jazeera


