L'ex primo ministro del Nepal Oli arrestato per la mortale repressione delle proteste

L'ex primo ministro del Nepal KP Sharma Oli è stato arrestato in relazione a una mortale repressione delle proteste anti-corruzione dello scorso settembre che ha causato la morte di 77 persone.
L'ex primo ministro del Nepal, KP Sharma Oli, è stato preso in custodia mentre le autorità indagano sul suo presunto ruolo nella mortale repressione delle proteste anti-corruzione che ha travolto il paese lo scorso settembre. Le proteste, guidate dalla popolazione della generazione Z, sono iniziate in risposta a un breve divieto sui social media e si sono rapidamente trasformate in una rivolta più ampia contro la corruzione e la cattiva gestione del governo.
Secondo un gruppo che ha indagato sulle violenze, almeno 77 persone sono state uccise mentre la polizia si è mossa per reprimere le massicce manifestazioni a Kathmandu e in altre città del Nepal. Questa settimana, la commissione ha raccomandato che Oli, all'epoca primo ministro del Nepal, fosse perseguito per non aver impedito la repressione mortale delle proteste guidate dai giovani.
Oli, 74 anni, ha negato qualsiasi addebito, ma è stato preso in custodia sabato mentre le indagini sulla sua potenziale negligenza vanno avanti. L'arresto dell'ex primo ministro segna una svolta drammatica all'indomani delle proteste del settembre 2025, che hanno scosso il governo del Nepal e messo in luce la profonda rabbia dell'opinione pubblica per la corruzione e la mancanza di opportunità economiche, soprattutto tra i giovani del paese.
Le proteste sono iniziate dopo che il governo ha vietato per un breve periodo diverse popolari piattaforme di social media, tra cui Facebook, Twitter e TikTok, nel tentativo di frenare la diffusione della disinformazione. Tuttavia, la mossa si è ritorta contro, alimentando ulteriore indignazione e portando migliaia di giovani nepalesi in piazza per chiedere responsabilità e riforme.
Mentre le manifestazioni crescevano in dimensioni e intensità, le forze di sicurezza sono intervenute per reprimere violentemente la folla, aprendo il fuoco e utilizzando gas lacrimogeni e proiettili di gomma. La repressione ha suscitato una diffusa condanna a livello internazionale, con gruppi per i diritti umani che hanno accusato il governo di usare una forza eccessiva contro i manifestanti pacifici.
In seguito, il governo nepalese ha avviato un'indagine sugli eventi, concludendo infine che Oli e altri alti funzionari non avevano adottato misure adeguate per prevenire la violenza mortale. La raccomandazione della commissione di perseguire penalmente l'ex primo ministro è vista come un passo significativo verso la responsabilità dei responsabili.
L'attuale governo del Nepal, guidato dal Primo Ministro Pushpa Kamal Dahal, ha promesso di perseguire la giustizia per le vittime delle proteste del 2025. In una dichiarazione, Dahal ha affermato che il
Fonte: The Guardian


