Conquistare il fondale oceanico: la corsa per estrarre le profondità del mare

Mentre i paesi negoziano le regole per l’estrazione mineraria in acque profonde, gli Stati Uniti stanno andando avanti da soli, accelerando la revisione ambientale per l’estrazione di metalli critici dal fragile ecosistema del fondale marino.
Le profondità dell'oceano racchiudono ricchezze indicibili e le nazioni di tutto il mondo stanno facendo di tutto per rivendicarle. I noduli polimetallici, formazioni grandi quanto una patata che ricoprono parti del fondale marino, contengono preziosi metalli delle terre rare e altri minerali critici che sono molto richiesti per le moderne tecnologie. Man mano che cresce l'interesse per l'estrazione mineraria di questa frontiera, i paesi stanno ora negoziando norme internazionali per governare il nascente settore.
Tuttavia, l'amministrazione Trump sta andando avanti da sola, accelerando il processo di revisione ambientale per i progetti minerari in acque profonde. Questo approccio unilaterale minaccia di superare lo sviluppo di linee guida globali, mettendo potenzialmente a rischio il fragile ecosistema oceanico.
La spinta a estrarre miniere nelle profondità marine è guidata dal crescente appetito del mondo per i metalli delle terre rare e altri minerali trovati in questi noduli. Questi materiali sono componenti essenziali in tutto, dagli smartphone e veicoli elettrici alle tecnologie di energia rinnovabile. Con l'aumento della domanda, i paesi sono ansiosi di assicurarsi le proprie forniture, alimentando la moderna "corsa all'oro dei fondali marini".
Tuttavia il potenziale impatto ambientale delle operazioni minerarie su larga scala rimane una delle principali preoccupazioni. Il fondale marino ospita una vasta gamma di ecosistemi fragili e in gran parte inesplorati e il disturbo del fondale marino potrebbe avere effetti a cascata su tutta la rete alimentare marina. Gli scienziati avvertono che le conseguenze a lungo termine dell'estrazione mineraria in acque profonde sono ancora poco conosciute.
Nonostante questi rischi, l'amministrazione Trump ha accelerato il processo di autorizzazione per la controllata UK Seabed Resources di Lockheed Martin per esplorare e potenzialmente sfruttare una sezione del fondale marino del Pacifico. Questo approccio unilaterale è in contrasto con i negoziati internazionali in corso presso l'International Seabed Authority, l'organismo delle Nazioni Unite incaricato di sviluppare un quadro normativo per l'estrazione mineraria in acque profonde.
Mentre gli Stati Uniti avanzano, altre nazioni sono sempre più preoccupate che la mancanza di governance globale possa portare a uno scenario da "selvaggio West" negli oceani. Cina, Russia e diverse nazioni insulari del Pacifico hanno chiesto una moratoria sull'estrazione mineraria in acque profonde fino a quando non saranno adottate sufficienti salvaguardie ambientali.
La posta in gioco è alta, poiché le profondità marine contengono enormi ricchezze minerarie non sfruttate. Le stime suggeriscono che i noduli sul fondo del mare potrebbero contenere metalli per un valore di oltre 16 trilioni di dollari. Ma con così tanta incertezza sugli impatti ambientali, molti sostengono che sia necessario un approccio più cauto e collaborativo per garantire lo sviluppo sostenibile di questo settore emergente.
Mentre i paesi lottano per la posizione, la corsa per estrarre le miniere nelle profondità marine si sta surriscaldando. Il risultato potrebbe avere implicazioni di vasta portata per la salute dei nostri oceani e il futuro del pianeta.
Fonte: NPR


