L'astronave V3 di SpaceX batte nuovamente il record di altezza

SpaceX impila la sua astronave più alta finora nel sud del Texas. Starship V3 è dotata di motori Raptor aggiornati, nuova struttura a reticolo e alette della griglia migliorate per la riutilizzabilità.
In una straordinaria dimostrazione di iterazione rapida e abilità ingegneristica, SpaceX ha ancora una volta infranto i propri record impilando una generazione completamente nuova del suo rivoluzionario razzo Starship su una piattaforma di lancio situata nelle remote zone del sud del Texas. Situata a poche miglia a nord del confine tra Stati Uniti e Messico, questa struttura è diventata il banco di prova per le più ambiziose ambizioni di esplorazione spaziale dell'umanità. Per la terza volta consecutiva in altrettanti anni, l'azienda aerospaziale ha costruito una versione più alta e formidabile del suo enorme veicolo orbitale, dimostrando il costante impegno dell'azienda nel far progredire la tecnologia dei razzi riutilizzabili.
L'ultima iterazione, formalmente designata come Starship Versione 3, rappresenta un salto di qualità in avanti sia nelle dimensioni fisiche che nelle capacità operative rispetto ai suoi predecessori. Gli ingegneri di SpaceX hanno implementato numerosi aggiornamenti sostanziali che migliorano sostanzialmente le caratteristiche prestazionali del razzo e la flessibilità della missione. Il team di ingegneri ha perfezionato meticolosamente ogni aspetto del veicolo, dai sistemi di propulsione ai componenti strutturali, assicurando che ogni nuova versione si basi in modo significativo sui risultati delle iterazioni precedenti.
Tra gli aggiornamenti più trasformativi incorporati in Starship V3 ci sono i motori Raptor ad alta spinta notevolmente migliorati che offrono maggiore efficienza e potenza. Questi motori avanzati ora equipaggiano sia lo stadio booster Super Heavy che il componente Starship dello stadio superiore, fornendo prestazioni migliorate nell'intera architettura del veicolo. La maggiore capacità di spinta modifica radicalmente la capacità di carico utile e l'involucro operativo del veicolo, consentendo missioni che in precedenza erano considerate teoriche o impossibili.
Fonte: Ars Technica


