L’impennata degli Stati sfida gli sforzi di Trump per rilanciare le tariffe

Una nuova sfida legale mira a fermare il piano del presidente Trump di ripristinare tariffe elevate, l’ultima svolta in una saga in corso attorno alla sua agenda economica.
Una coalizione di stati ha lanciato una sfida legale per impedire al presidente Donald Trump di ripristinare le sue tariffe elevate, l'ultima svolta in una saga che ha travolto la sua agenda economica, che si basa fortemente sull'uso dei dazi all'importazione.
Gli stati, guidati da California e New York, hanno intentato una causa presso la Corte del commercio internazionale degli Stati Uniti, sostenendo che il presidente non ha l'autorità di imporre unilateralmente le tariffe senza l'approvazione del Congresso.
La causa arriva mentre l'amministrazione Trump sta esplorando modi per ripristinare le tariffe sulle importazioni di acciaio e alluminio da Brasile e Argentina, nonché per espandere potenzialmente le tariffe sui beni europei.
"Il Presidente non ha il potere assoluto di tassare le importazioni o di ignorare le procedure stabilite dal Congresso", ha affermato il procuratore generale di New York Letitia James, una democratica. "Combatteremo l'abuso da parte dell'amministrazione dell'autorità tariffaria del presidente."
La battaglia legale rappresenta l'ultimo capitolo di uno scontro in corso tra la Casa Bianca e i suoi critici sull'efficacia e la legalità dell'uso aggressivo delle tariffe come arma economica da parte del presidente.
Trump ha ripetutamente invocato la sicurezza nazionale come giustificazione per imporre tariffe, che secondo lui sono necessarie per proteggere i posti di lavoro e le industrie americane. Ma gli oppositori sostengono che i dazi hanno aumentato i costi per i consumatori e le imprese, interrotto le catene di approvvigionamento e provocato tariffe di ritorsione da parte dei partner commerciali statunitensi.
La causa intentata dalla coalizione di stati sostiene che il presidente ha abusato della sua autorità ai sensi della sezione 232 del Trade Expansion Act, che consente al presidente di imporre tariffe basate su preoccupazioni di sicurezza nazionale. Gli stati sostengono che la legge non era destinata ad essere utilizzata come l'ha applicata Trump.
"Il presidente non è un re e le azioni della sua amministrazione non sono al di sopra della legge", ha affermato il procuratore generale della California Xavier Becerra, anche lui democratico.
La battaglia sulle tariffe è stata una parte centrale della politica economica dell'amministrazione Trump, con il presidente che le ha utilizzate come strumento per rinegoziare gli accordi commerciali e respingere quella che considera concorrenza sleale da parte di oltreoceano.
Ma la strategia ha incontrato una crescente resistenza, sia in patria che all'estero, con i critici che sostengono che le tariffe in definitiva stanno danneggiando i lavoratori e le imprese americane più di quanto non stiano aiutando.
La causa intentata dagli stati rappresenta l'ultima sfida legale all'agenda commerciale del presidente, che è stata sottoposta anche al controllo del Congresso e dell'Organizzazione mondiale del commercio.
Con l'esito incerto del caso, la battaglia sulle politiche tariffarie di Trump sembra destinata a continuare mentre Trump entra nell'ultimo anno del suo mandato.
Fonte: The New York Times


