Lo sviluppo della crisi a Gaza: la presunta “politica della fame” di Israele

Indaga su come l’utilizzo della logistica come arma abbia portato a gravi carenze di carburante, cibo e medicinali, infliggendo immense sofferenze ai palestinesi di Gaza.
Mentre l'attenzione del mondo è attirata dalle tensioni in corso con l'Iran, una situazione preoccupante si sta delineando nella Striscia di Gaza, dove la meccanica logistica ha presumibilmente causato una grave carenza di carburante, cibo e medicinali essenziali, accumulando miseria sulla popolazione palestinese già in difficoltà.
Il blocco imposto a Gaza da Israele è da anni una questione controversa, con i critici che sostengono che equivalga a una punizione collettiva e a una forma di guerra economica contro il popolo palestinese. Tuttavia, la situazione attuale sembra aver raggiunto un punto critico, poiché la mancanza di accesso ai beni di prima necessità sta esacerbando una crisi umanitaria già grave.
Secondo i rapporti, la carenza di carburante ha paralizzato il già fragile sistema sanitario, con gli ospedali che lottano per mantenere le operazioni e i servizi essenziali. La mancanza di diesel per i generatori ha costretto le strutture mediche a razionarne l’utilizzo, mettendo a rischio la vita dei pazienti. Inoltre, la carenza di gas ed elettricità per cucinare ha reso sempre più difficile per i residenti preparare i pasti, portando a un picco dell'insicurezza alimentare.
Aggravando il problema, la fornitura limitata di farmaci e attrezzature mediche ha reso difficile per gli operatori sanitari curare i pazienti in modo efficace. Ciò ha avuto un effetto a catena, poiché le persone con patologie croniche o che necessitano di cure continue hanno trovato sempre più difficile accedere alle cure di cui hanno bisogno.
Gli esperti hanno criticato le politiche del governo israeliano a Gaza, accusandoli di aver architettato un
Fonte: Al Jazeera

