Gli Stati Uniti fanno pressione sui leader di Libano e Israele affinché si incontrino

Il presidente libanese Joseph Aoun si trova ad affrontare crescenti pressioni per incontrare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante una visita programmata negli Stati Uniti questo mese, sollevando preoccupazioni sull'escalation delle tensioni regionali.
Il neo presidente libanese Joseph Aoun si trova ad affrontare una delicata situazione diplomatica mentre gli Stati Uniti intensificano le pressioni affinché incontri il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante la sua prossima visita in America questo mese. Il proposto incontro Libano-Israele rappresenta un'iniziativa diplomatica significativa, sebbene comporti notevoli rischi per la stabilità regionale e potrebbe potenzialmente infiammare le relazioni già tese tra le due nazioni vicine.
L'impegno diplomatico degli Stati Uniti arriva in un momento particolarmente delicato in Medio Oriente, dove le ostilità di lunga data tra Libano e Israele sono state per decenni una caratteristica distintiva del panorama geopolitico. I funzionari americani ritengono che l’impegno diretto tra Aoun e Netanyahu potrebbe potenzialmente aprire nuove strade al dialogo e alla comprensione, anche se un simile incontro sarebbe senza precedenti data l’animosità storica tra i due paesi. La tempistica di questa iniziativa suggerisce che Washington stia tentando di trarre vantaggio dalla recente assunzione della presidenza da parte di Aoun per facilitare contatti ad alto livello senza precedenti.
Il presidente Aoun, recentemente insediatosi a seguito dei complessi processi politici del Libano, si trova ad affrontare un'enorme pressione da più direzioni. A livello nazionale, qualsiasi accordo per incontrare il leader israeliano potrebbe essere descritto come un tradimento da varie fazioni politiche libanesi, in particolare da Hezbollah e da altri gruppi che vedono la normalizzazione con Israele come fondamentalmente incompatibile con gli interessi nazionali libanesi. A livello internazionale, l'amministrazione Biden considera tale impegno potenzialmente vantaggioso per la più ampia stabilità del Medio Oriente e come parte della sua strategia per ridurre i conflitti regionali.
Le tensioni in Medio Oriente sono state esacerbate da vari recenti incidenti e dalle controversie in corso tra Libano e Israele. I due paesi rimangono tecnicamente in guerra, con l’occupazione israeliana di parti delle alture di Golan e i confini marittimi contesi che creano attriti continui. La milizia libanese Hezbollah, designata come organizzazione terroristica da Israele e dagli Stati Uniti, è stata coinvolta in periodici scontri militari con le forze israeliane, rendendo altamente controverso qualsiasi impegno ufficiale libanese-israeliano.
Il contesto storico è essenziale per comprendere il significato di questo incontro proposto. Libano e Israele hanno combattuto numerose guerre, inclusa l’invasione israeliana del Libano nel 1982, che ha portato a un’occupazione prolungata durata quasi due decenni. Il conflitto del 2006 tra Israele e Hezbollah ha provocato significative distruzioni e perdite di vite umane da entrambe le parti. Queste rivendicazioni storiche sono profondamente radicate nella società libanese, rendendo qualsiasi riavvicinamento visibile politicamente rischioso per i leader libanesi.
La spinta americana per questo incontro di Netanyahu Aoun riflette la più ampia strategia di Washington in Medio Oriente, che implica sempre più sforzi per costruire coalizioni e ridurre i conflitti interstatali. L’amministrazione Biden ha perseguito diverse iniziative diplomatiche volte a normalizzare le relazioni tra gli stati arabi e Israele, seguendo il modello degli Accordi di Abraham stabilito durante la precedente amministrazione. Tuttavia, il Libano presenta un caso fondamentalmente diverso, data la sua importanza strategica e la presenza di potenti gruppi anti-israeliani all'interno dei suoi confini.
La politica interna libanese presenta ostacoli formidabili a qualsiasi incontro di questo tipo. Il complesso sistema politico confessionale del Paese, che assegna le posizioni governative in base all'appartenenza religiosa, significa che i vari collegi elettorali devono essere consultati prima di importanti mosse diplomatiche. Le comunità sciite, rappresentate in modo significativo da Hezbollah e dal movimento Amal, probabilmente si opporrebbero fermamente a tale impegno. Allo stesso modo, i gruppi nazionalisti laici e vari movimenti di solidarietà palestinese considererebbero un simile incontro incompatibile con l'orgoglio nazionale libanese e la solidarietà regionale.
Le dimensioni economiche di questa iniziativa diplomatica non dovrebbero essere trascurate. Il Libano si trova ad affrontare una delle peggiori crisi economiche della storia moderna, con il crollo della sua valuta e il paese alle prese con una grave povertà e un collasso istituzionale. I funzionari americani potrebbero credere che il miglioramento delle relazioni con Israele potrebbe potenzialmente aprire la strada agli investimenti internazionali e all'assistenza per la ricostruzione del Libano. Tuttavia, questo calcolo è ulteriormente complicato dalle sanzioni americane contro Hezbollah e varie entità libanesi, che rimangono i principali ostacoli alla normalizzazione delle relazioni.
Le reazioni internazionali all'incontro proposto sono state contrastanti. I paesi arabi che hanno normalizzato le relazioni con Israele, come gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, potrebbero vedere positivamente l’impegno libanese come parte di un più ampio riallineamento regionale. Tuttavia, paesi come l'Iran, che esercita una notevole influenza sulla politica libanese attraverso Hezbollah e altri intermediari, probabilmente considererebbero un simile incontro come una minaccia per i loro interessi regionali e come un indebolimento della loro partnership strategica con il Libano.
Le implicazioni sulla sicurezza di qualsiasi impegno diplomatico Libano-Israele non possono essere ignorate. Israele mantiene un vivo interesse per la stabilità politica del Libano e storicamente è intervenuto militarmente quando percepisce minacce al suo confine settentrionale. Un riavvicinamento visibile tra la leadership libanese e quella israeliana potrebbe teoricamente ridurre le tensioni militari, ma potrebbe anche provocare reazioni da parte di attori non statali e gruppi militanti che considerano illegittimo tale impegno. Il rischio di un'escalation, derivante sia dalle azioni militari israeliane che dalle risposte di Hezbollah, rimane sostanziale.
La posizione del presidente Aoun come leader relativamente laico e orientato agli affari gli dà un margine di impegno diplomatico leggermente maggiore di quello di cui avrebbero potuto godere alcuni dei suoi predecessori. Tuttavia, i vincoli rimangono sostanziali e qualsiasi apparenza di pressione da parte degli Stati Uniti potrebbe danneggiare la sua posizione politica interna. L'orgoglio nazionale libanese e la memoria storica degli interventi stranieri rendono difficile per qualsiasi leader dare l'impressione di prendere ordini da Washington.
Il contesto più ampio delle iniziative di pace in Medio Oriente comprende i conflitti israelo-palestinesi in corso e il complicato status di varie controversie territoriali. Qualsiasi accordo bilaterale libanese-israeliano dovrebbe affrontare questioni fondamentali sui confini marittimi, sulla disputa sulle fattorie di Shebaa e sulla più ampia questione palestinese. Non si tratta di questioni banali che possono essere risolte rapidamente attraverso un unico incontro ad alto livello, indipendentemente dal livello di pressione o sostegno americano.
La tempistica di questa spinta diplomatica, che coincide con la presidenza di Aoun e la sua visita negli Stati Uniti, suggerisce che Washington sta tentando di portare avanti la sua agenda mentre potrebbe esserci una finestra di opportunità. Tuttavia, gli ostacoli strutturali fondamentali alla normalizzazione libanese-israeliana rimangono formidabili e sono profondamente radicati nella storia, nella geopolitica regionale e nella politica interna libanese. Se Aoun alla fine accetterà di incontrare Netanyahu, e quali potrebbero essere le conseguenze di un simile incontro, determineranno in modo significativo la traiettoria diplomatica della regione nei prossimi mesi.
Fonte: Al Jazeera


