I beduini della Cisgiordania affrontano la “Terza Nakba” dopo 3 anni

I beduini palestinesi in Cisgiordania sopportano ripetuti sfollamenti e violenze in quella che gli attivisti chiamano la "terza Nakba" dal 1948. Esplora la loro lotta in corso.
Per le comunità beduine palestinesi sparse in Cisgiordania, gli ultimi tre anni hanno rappresentato un'intensificazione di un modello secolare di sfollamento ed espropriazione. Ciò che molti attivisti e organizzazioni umanitarie chiamano oggi la 'terza Nakba' si basa sul trauma storico del 1948, quando decine di migliaia di palestinesi furono allontanati con la forza dalle loro terre ancestrali durante la creazione dello Stato israeliano. Questa crisi contemporanea riflette un ciclo ricorrente di perdite che continua a rimodellare la vita di alcune delle popolazioni più vulnerabili della regione.
Il termine "Nakba", che tradotto dall'arabo significa "catastrofe", ha un profondo peso storico nella memoria collettiva palestinese. La Nakba originaria del 1948 provocò lo sfollamento di circa 700.000 palestinesi, alterando radicalmente il panorama demografico e politico del Medio Oriente. La successiva guerra del 1967 creò una seconda ondata di sfollamenti, poiché i palestinesi fuggirono o furono espulsi dai territori appena occupati da Israele. Oggi, i beduini palestinesi della Cisgiordania affrontano quello che molti considerano un terzo capitolo catastrofico, caratterizzato da campagne di pressione sistematiche, operazioni militari ed espansione degli insediamenti che minacciano la loro continua esistenza nella loro terra natale.
Le comunità beduine in Cisgiordania occupano da tempo una posizione precaria all'interno della società palestinese e del diritto internazionale. Questi pastori semi-nomadi mantengono stili di vita tradizionali incentrati sull’allevamento del bestiame e su modelli di migrazione stagionale che hanno definito la loro cultura per generazioni. Tuttavia, la frammentazione dei territori palestinesi, combinata con il controllo militare israeliano e l’espansione degli insediamenti ebraici, ha limitato sempre più i loro movimenti e l’accesso ai pascoli. Le comunità ora si trovano intrappolate tra rivendicazioni territoriali concorrenti, pressioni economiche e preoccupazioni per la sicurezza che rendono quasi impossibile sostenere il loro stile di vita tradizionale.
Negli ultimi tre anni, rapporti di organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno documentato crescenti episodi di sfollamento forzato che hanno colpito le popolazioni beduine in tutta la Cisgiordania. Le famiglie sono state più volte sradicate dai loro accampamenti, le loro case demolite e il bestiame confiscato dalle autorità militari. Queste operazioni, spesso condotte con il minimo preavviso e senza una chiara giustificazione legale secondo gli osservatori umanitari, hanno lasciato centinaia di persone senza casa e vulnerabili alle dure condizioni climatiche e alle minacce alla sicurezza. Il costo psicologico dei ripetuti sfollamenti non può essere sopravvalutato, poiché le famiglie si trovano ad affrontare la perpetua incertezza se sarà loro permesso di rimanere nella loro posizione attuale.
La violenza che circonda le comunità beduine si estende oltre gli allontanamenti forzati e include scontri sia con le forze militari che con i coloni dei vicini insediamenti ebraici. Gli incidenti documentati hanno coinvolto scontri armati, distruzione di proprietà e tattiche intimidatorie progettate per fare pressione sui beduini affinché abbandonassero le loro terre. In diversi casi, le comunità hanno riferito che i coloni hanno tagliato le condutture dell’acqua, distrutto i raccolti e impedito l’accesso alle risorse essenziali. Queste azioni sembrano progettate per rendere insostenibile il mantenimento del soggiorno, creando di fatto condizioni che costringono alla partenza volontaria senza ordini formali di espulsione.
La situazione umanitaria è diventata sempre più grave poiché l'accesso ai servizi di base è stato limitato per molte comunità beduine. L’accesso limitato all’acqua pulita, all’elettricità, all’assistenza sanitaria e alle strutture educative ha creato condizioni di grave deprivazione. Molti bambini beduini non possono frequentare regolarmente la scuola a causa dell’instabilità delle loro situazioni di vita e delle lunghe distanze dalle strutture educative. Le emergenze sanitarie diventano pericolose per la vita quando le comunità sono isolate e non dispongono di trasporti affidabili verso le strutture mediche. Le organizzazioni internazionali hanno lanciato l'allarme per il deterioramento delle condizioni, descrivendole come incompatibili con gli standard fondamentali dei diritti umani.
Le dimensioni economiche della 'terza Nakba' sono altrettanto significative. Tradizionalmente i beduini traevano il loro sostentamento dalla pastorizia e dall’agricoltura, attività ora fortemente limitate da restrizioni territoriali e limitazioni delle risorse. I terreni da pascolo sono stati ridotti drasticamente, a volte isolati da barriere militari o rivendicati dagli insediamenti. I pozzi e le fonti d’acqua su cui le famiglie hanno fatto affidamento per generazioni sono diventati inaccessibili o contaminati. La perdita di autonomia economica ha costretto molti beduini alla povertà estrema, rendendoli dipendenti da un'assistenza umanitaria limitata e da programmi di aiuto governativi che spesso sono inadeguati a soddisfare i loro bisogni.
I quadri giuridici internazionali appaiono inadeguati a proteggere i diritti dei beduini nel contesto della Cisgiordania. Sebbene il diritto internazionale umanitario e le convenzioni sui diritti umani proibiscano lo sfollamento forzato e la punizione collettiva, i meccanismi di applicazione rimangono deboli. La Corte internazionale di giustizia e vari organismi delle Nazioni Unite hanno rilasciato dichiarazioni sui diritti dei palestinesi, ma queste hanno un potere vincolante limitato sulle operazioni militari israeliane. La governance dell’Autorità Palestinese, già frammentata e limitata nella portata territoriale, non ha le risorse e l’autorità per intervenire efficacemente a favore delle comunità beduine. Questo vuoto giuridico ha creato una situazione in cui i beduini si trovano ad affrontare lo sfollamento con un ricorso minimo a tutele o rimedi legali formali.
La resistenza delle comunità beduine a questa crisi contemporanea di sfollamenti ha assunto varie forme, sebbene i loro sforzi debbano affrontare notevoli limiti. L’organizzazione della comunità e la documentazione degli abusi da parte di attivisti locali e osservatori internazionali hanno contribuito ad aumentare la consapevolezza globale della situazione. Alcune comunità hanno portato avanti azioni legali attraverso i tribunali israeliani, sebbene questi sforzi abbiano ottenuto un successo limitato. I leader beduini hanno lanciato un appello alle autorità palestinesi e alle organizzazioni internazionali affinché intervengano e proteggano. Tuttavia, il fondamentale squilibrio di potere tra queste comunità e l'apparato militare e di insediamento schierato contro di loro rende straordinariamente difficile una resistenza sostenuta.
La risposta umanitaria alla crisi beduina è stata coordinata principalmente da organizzazioni internazionali e ONG, poiché la capacità istituzionale palestinese rimane gravemente limitata. Le organizzazioni che forniscono aiuti hanno documentato modelli sistematici di vulnerabilità che colpiscono migliaia di persone. Le équipe mediche hanno curato lesioni dovute a violenza e condizioni esacerbate dallo stress da spostamento. Le organizzazioni umanitarie hanno fornito materiali per alloggi di emergenza e assistenza alimentare alle famiglie rimaste senza casa a causa delle demolizioni. Tuttavia, gli aiuti umanitari, pur essendo essenziali per la sopravvivenza, non affrontano le controversie politiche e territoriali alla base della crisi di sfollamento.
Guardando al futuro, la traiettoria delle comunità beduine in Cisgiordania rimane profondamente incerta. Le attuali dinamiche geopolitiche non mostrano segni di cambiamento in modo tale da alleviare la pressione su queste popolazioni. La continua espansione degli insediamenti, le operazioni militari e le restrizioni sulle risorse suggeriscono che le condizioni potrebbero peggiorare ulteriormente. La possibilità di ulteriori spostamenti forzati incombe sulle comunità che hanno già subito molteplici sradicamenti negli ultimi decenni. Senza significative pressioni internazionali e cambiamenti politici, è probabile che la terza Nakba continui ad avere un impatto devastante sulle società beduine palestinesi nel prossimo futuro, perpetuando traumi intergenerazionali e sofferenze umane in una delle regioni più contese del mondo.
Fonte: Al Jazeera


